Tassa di soggiorno: sarebbe un danno per il turismo
Pubblicato il 10/01/2011
Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna esprime una netta contrarietà alla possibile reintroduzione della “tassa di soggiorno” ipotizzata nei giorni scorsi nell’ambito del decreto di attuazione del federalismo.
“Il turismo è il settore più importante su cui puntare per lo sviluppo dell’intera economia – sostiene Stefano Bollettinari, Direttore Confesercenti Emilia Romagna – e specialmente in questa fase difficile, avrebbe bisogno di incentivazioni e di politiche adeguate invece di un balzello che ne andrebbe a compromettere la competitività in un periodo in cui calano le presenze e i fatturati delle imprese e in cui sarebbe necessario riconquistare quote di turismo internazionale”.
“Le imprese ricettive in questi ultimi anni hanno subito un continuo aumento di costi – continua Claudio Della Pasqua, Presidente Asshotel-Confesercenti Emilia Romagna – mantenendo bassi i prezzi e incrementando offerte e promozioni, se venisse introdotta un’ulteriore gabella sarebbe un danno per l’economia turistica già molto penalizzata e condizionata dalla bassa capacità di spesa dei consumatori. Teniamo conto inoltre che abbiamo un’IVA più alta rispetto ai nostri competitori europei”.
Il turismo rappresenta un volano anche per gli altri settori produttivi e fornisce un apporto determinante allo sviluppo economico generale, molto maggiore rispetto ai costi che comporta e quindi non va assolutamente penalizzato seppure con una tassa che i Comuni non avrebbero l’obbligo di introdurre, ma che creerebbe comunque una forte disparità tra gli stessi.
Occorre ricordare inoltre che il turismo italiano non è rappresentato solo da Roma, Firenze e Venezia, ma da tante altre destinazioni, comprese quelle dell’Emilia Romagna che dovrebbero subire una tassa che danneggia la loro competitività.
Le risorse per lo sviluppo economico, ad avviso di Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna, vanno ricomprese nella fiscalità generale perché i relativi benefici in termini di qualità della vita e occupazione si riversano sull’intera collettività; un’impostazione diversa, peraltro, porterebbe a un frazionamento di imposte per i vari settori produttivi veramente difficile da gestire o anche solo da ipotizzare (es. una tassa sull’industria, una sull’agricoltura oppure sull’artigianato, ecc.).
Molti ricorderanno che la vecchia imposta di soggiorno fu soppressa nel 1989 perché inopportuna e se venisse reintrodotta ora, il federalismo fiscale partirebbe col piede sbagliato, perché l’obiettivo iniziale era di rendere più equa la tassazione e non di aumentarla.
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