Lettera del presidente nazionale Marco Venturi
Pubblicato il 22/02/2012
Roma, 17 febbraio 2012
A: Prof. Sen. Mario Monti Presidente del Consiglio dei Ministri
Dott. Corrado Passera Ministro dello sviluppo economico
La RAI, Radiotelevisione italiana Spa, anche come conseguenza dell’entrata in vigore dell’art. 17 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, laddove prevede che “le imprese e le società (…), nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza (…), ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale”, sta conducendo una massiccia campagna nei confronti delle imprese, ricordando che le disposizioni normative in essere impongono l’obbligo del pagamento di un abbonamento speciale a chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare.
Aggiunge, la RAI, che tra gli apparecchi considerati sarebbero compresi “i computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti, come ad esempio la visione di filmati, dvd, televideo, filmati di aggiornamento, ecc.”.
Per quanto riguarda l’individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l’obbligo del pagamento del canone RAI, l’Agenzia delle Entrate, con nota del 15 marzo 2008, prot. n. 954‐38963, ha avuto modo di affermare che “spetta al Ministero delle comunicazioni procedere a tale individuazione”, ed in effetti l’Agenzia ha poi proceduto a chiedere al predetto Ministero di fornire precisazioni riguardo la problematica, senza peraltro ottenere mai risposta.
Appare ora aggressivo e intollerabile l’atteggiamento della RAI, che, facendo leva sul nuovo obbligo per le imprese introdotto dall’art. 17 del decreto “Salva Italia”, si sostituisce al legislatore nel tradurre in regola concreta una norma che certamente non ha come scopo quello di obbligare al pagamento del canone chi utilizza i propri strumenti di lavoro per finalità intrinseche, e a volte addirittura per effetto di norme che obbligano l’impresa a dotarsene (si consideri l’obbligo per le società di dotarsi di posta elettronica certificata e la previsione che i contatti tra imprese e pubblica amministrazione debbano avvenire esclusivamente in forma telematica).
La richiesta del pagamento del canone a tutte le imprese, senza un riscontro delle reali situazioni operative, sembra piuttosto rispondere ad una non dichiarata ma evidente esigenza “di far cassa”.
In questo caso, però, a prescindere dalle interpretazioni formali delle norme in vigore, che pure potrebbero portare all’assurdo riconoscimento della conformità a legge di quanto preteso dalla RAI, le Associazioni che compongono R.ETE. Imprese Italia si oppongono fermamente all’applicazione di quello che appare un insensato nuovo balzello, basato sulla teorica eventualità dell’accesso a un servizio, piuttosto che sull’utilizzo reale del medesimo.
La palese iniquità della situazione ci induce a richiedere al Governo un immediato intervento affinché vengano modificate le norme che impongono il pagamento del canone televisivo, escludendo quanto meno qualsiasi obbligo di corrispondere il canone in relazione al possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari.
Il Presidente
Marco Venturi
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